“Guerra ai mercati!”, dice l’Europa, e poi obbedisce ai mercati

Dopo un altro giorno nero per le Borse europee (dal meno 2,62 per cento di Londra al meno 4,6 di Parigi) i leader della zona euro hanno dichiarato guerra ai mercati finanziari. Salvo promettere di fare esattamente ciò che i mercati chiedono: applicare alla lettera e rafforzare un Patto di stabilità tornato essenziale per fronteggiare la crisi del debito in Europa. Dal vertice straordinario di ieri viene “un appello agli stati membri ad adottare tutte le misure di contenimento della spesa necessarie nell’attuale congiuntura”, spiega al Foglio un ambasciatore.
8 AGO 20
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Per anni il Patto è stato violato e vituperato. Nell’autunno del 2003, sotto la presidenza italiana dell’Ue, Giulio Tremonti ne organizzò il primo sabotaggio, permettendo a Francia e Germania di evitare le sanzioni nonostante tre anni di deficit eccessivi. Ai tempi il Patto era “stupido”, come lo definì l’allora presidente della Commissione, Romano Prodi: un vincolo troppo rigido che bloccava le possibilità di crescita. Durante la crisi finanziaria e economica, il Patto è stato di fatto sospeso: gli stati dell’euro erano troppo impegnati a salvare le banche e adottare stimoli per pensare alle conseguenze su deficit e debito. Ora il Patto torna essenziale per “rafforzare la fiducia”, ha detto giovedì Jean-Claude Trichet. Il presidente della Banca centrale europea ha attaccato Prodi e gli altri leader che hanno destabilizzato il Patto. “La moneta dell’euro ha due facce: una M e una E”, ha spiegato Trichet. “Noi siamo responsabili per la M (di monetario). La E di ‘Economic union’ esige che il Patto sia pienamente rispettato nella lettera e nello spirito”. Prodi “disse che il Patto era stupido”; Gerhard Schröeder e Jacques Chirac “chiedevano di farlo saltare in aria”, ha detto Trichet. “Eravamo un po’ isolati. Ora i fatti ci danno ragione”.
Tagliare la spesa e alzare le tasse non sarà facile, tanto più per il rischio di allungare i tempi di uscita dalla recessione. Poi ci sono le regole, che tutti dicono di voler rafforzare. Il 12 maggio la Commissione presenterà le sue proposte: sottoporre i bilanci alla valutazione preventiva di Bruxelles prima che ai Parlamenti nazionali; sospensione dei fondi strutturali per chi viola ripetutamente i limiti di deficit e debito; l’istituzione di un meccanismo permanente di salvataggio dei paesi in difficoltà sul modello del bailout greco. Il 21 maggio si riunirà una task force di ministri delle Finanze per valutare se occorre modificare i trattati. Ma, secondo gli analisti, i leader sono divisi sia sui dettagli sia sulle questioni esistenziali.
C’è uno “scontro di civiltà”, dice Daniel Gros del Centre for European Policy Studies: un “disaccordo fondamentale” tra i paesi del nord – come la Germania – che danno la priorità alle sanzioni e il sud – Spagna e Portogallo, ma anche Francia – secondo cui deve prevalere la solidarietà. Nicolas Sarkozy vorrebbe che i tedeschi fossero meno tedeschi – meno esportazioni e più consumi – mentre Merkel esige che gli altri siano molto più tedeschi – rigore e riforme dolorose pro competitività. L’unità dell’Ue, per ora, è solo contro i mercati: la crisi, secondo Merkel, “è una battaglia dei politici contro i mercati”; lo spagnolo José Luis Zapatero ha annunciato una “guerra agli speculatori” a colpi di codice penale. Gli stessi mercati a cui l’Europa chiede di finanziare i suoi debiti.